sabato 31 gennaio 2015

Mattarella Sergio è Presidente della Repubblica

Mattarella Sergio è Presidente della Repubblica
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Manzano “svecchia” le regole edilizie

Rassegna Stampa - Gennaio 2015

cav. Rosario Genova

Consigliere Comunale
Manzano “svecchia” le regole edilizie
 Sarà rivisto il regolamento risalente agli anni 70 Proposte fino al 20 marzo. In vista incontri pubblici

Manzano, 30 Gennaio 2015
Svecchiare il regolamento edilizio fermo ai primi anni Settanta. Questa l’intenzione dell’amministrazione comunale di Manzano, che a questo proposito ha in progetto nelle prossime settimane di organizzare alcuni incontri pubblici in cui tecnici, cittadini e rappresentati di categoria potranno confrontarsi su quelli che sono i problemi legati al regolamento che, non proprio al passo con i tempi, crea oggi non poche difficoltà per un settore come quello dell’edilizia privata che già in generale non brilla molto a causa del perdurare della crisi economica. Nella capitale della sedia, però, negli ultimi 8 mesi diverse sono state le richieste giunte in Comune di permessi a costruire, ampliare e ristrutturare - che interessano sia il capoluogo che le frazioni –, fenomeno che delinea un panorama che pare rimettersi in movimento. A fronte di tale segnale, e della necessità di far viaggiare sullo stesso binario regolamento edilizio e piano regolatore – che definisce la tipologia di aree non solo in cui si può costruire, ma anche la destinazione d’uso commerciale, industriale o abitativa – la giunta Iacumin coglie l’occasione di delineare una variante tecnica già avviata anche dai precedenti amministratori per permettere alla popolazione di segnalare le loro esigenze in ambito urbanistico. Fino al 20 marzo i singoli cittadini, in carta semplice, potranno sottoporre all’attenzione dell’amministrazione la propria richiesta di variante – per nuove costruzioni, ampliamenti o diversa destinazione dei terreni –, che dovrà contenere accanto alle motivazioni anche la localizzazione e la quantificazione della modifica richiesta. In questi ultimi anni nel territorio quasi inesistenti gli abusi edilizi scoperti - solo episodi di poca rilevanza –, situazione che evidenzia come gli stessi cittadini siano attenti e rispettosi delle regole. Non una corsa alla cementificazione, ma una più attuale verifica delle reali intenzioni edilizie dei cittadini, ferme restando le zone già lottizzate – diverse in tutto il territorio comunale –, in particolare all’interno dei centri abitati, destinate già allo scopo, a fronte di una situazione economica generale di crisi di cui bisogna tenere conto. In tutto questo, un occhio di riguardo per l’ambiente che, secondo la linea della giunta Iacumin, presuppone un primario utilizzo di zone già edificate piuttosto che un espansione verso la campagna. Silvia Riosa


giovedì 29 gennaio 2015

Consegnati 80 volumi per studenti

Rassegna Stampa - Gennaio 2015

cav. Rosario Genova

Consigliere Comunale
Consegnati 80 volumi per studenti
Rinnovato il parco libri di materne e primarie grazie al 5 per mille
 
Manzano, 29 Gennaio 2015
Rinnovato il parco libri delle biblioteche delle materne e delle primarie del Comune grazie all’Associazione genitori, che quest’anno grazie al 5 per mille ha potuto acquistare un’ottantina di volumi da destinare agli alunni. L’associazione già da diversi anni grazie al 5 per mille ha potuto effettuare numerosi acquisti per i diversi plessi scolastici: nel 2012 è stata acquistata una brasiera, macchina adatta per grandi quantità di cottura, donata alla mensa scolastica. Il 2013 è stato l’anno della tecnologia con l’acquisto di diversi mini I-pad per gli alunni. L’acquisto dei volumi quest’anno è nato dalla collaborazione, accanto alla Direzione didattica, con la responsabile della biblioteca e delle attività culturali del Comune, Cristina Qualizza, grazie alla quale è stato possibile stilare un elenco specifico di libri (da quelli illustrati per i più piccoli alla narrativa per le primarie) adatto agli studenti. La consegna è stata accolta con grande entusiasmo dai ragazzi, i quali, riuniti tutti assieme, hanno ricevuto la nuova dotazione. «Un acquisto – spiega la presidente dell’associazione Giuseppina Azzani – resa possibile dalla scelta dei cittadini di Manzano, che destinando a noi il contributo ci permettono ogni anno di arricchire i nostri plessi con nuovi acquisti che vanno a beneficio di tutta la comunità». Silvia Riosa

giovedì 22 gennaio 2015

«Nessun rischio per il Polisportivo»

Rassegna Stampa - Gennaio 2015

cav. Rosario Genova

Consigliere Comunale
«Nessun rischio per il Polisportivo»
 Citossi smentisce Macorig: i lavori non dovranno iniziare in marzo

Manzano, 22 Gennaio 2015
  «Nessun rischio per il contributo relativo al Polisportivo di via Olivo»: è la precisazione che arriva dalla assessore ai lavori pubblici Angelica Citossi dopo le preoccupazioni sollevate dal gruppo di opposizione Ricostruiamo Manzano, che con il suo capogruppo Daniele Macorig evidenziava, a fronte dell’approvazione della legge finanziaria regionale 2014, il rischio di revoca del contributo di 750 mila euro ricevuto dal Comune nel 2012 per i lavori. «Non è vero che i lavori dovranno iniziare entro marzo – spiega Citossi –. La finanziaria regionale 2015, che all’articolo 14, comma 45, modifica le tempistiche di rendicontazione per alcune situazioni particolari e introduce l’obbligo dell’inizio dei lavori entro marzo riguarda ipotesi completamente diverse da quelle del Polisportivo comunale». La legge finanziaria 2015, infatti, nell’introdurre l’obbligo di inizio lavori si riferisce a interventi finanziati ai sensi di alcuni articoli di legge tassativamente elencati. Tra di essi non rientra l’articolo di legge regionale sulla base del quale il Comune ha ricevuto il contributo per la riqualificazione dell’impianto sportivo di via Olivo. «La giunta Iacumin, appena uscita la legge finanziaria, aveva già letto il dispositivo e verificato che tale obbligo non ricade su quel contributo – aggiunge l’assessore –. Ho personalmente parlato con l'Ufficio Lavori pubblici della Regione, che mi ha confermato quanto da noi correttamente interpretato». «Era sufficiente – sottolinea Citossi – esaminare con maggiore attenzione il dispositivo della legge finanziaria per evitare di comunicare ai cittadini informazioni non corrette». «Secondo la volontà di totale apertura al dialogo che contraddistingue la nostra giunta – è la conclusione – abbiamo già concordato con la Manzanese calcio che i lavori non inizino prima di maggio proprio per evitare l’interruzione degli allenamenti con disagi per gli atleti coinvolti. L’area tecnica ha già raccolto le informazioni e l’elenco prezzi necessari a redigere il progetto definitivo ed esecutivo in modo da procedere celermente alla gara per l’appalto dei lavori». Silvia Riosa 


A rischio i 750 mila euro per il Polisportivo

Rassegna Stampa - Gennaio 2015

cav. Rosario Genova

Consigliere Comunale
A rischio i 750 mila euro per il Polisportivo
 Macorig si rivolge a Iacumin: per non perdere i soldi, i lavori dovranno iniziare entro marzo

Manzano, 21 Gennaio 2015
  A rischio un contributo regionale (ricevuto dalla giunta Tondo con l’assestamento di bilancio 2012) di 750 mila euro da destinare ai lavori d’ampliamento e messa in sicurezza del Polisportivo Giuseppe Morigi di via Olivo. Se i soldi non saranno spesi entro l’anno rischiano d’andare persi. A suonare l’allarme è il gruppo d’opposizione Ricostruiamo Manzano (Macorig, Beltramini e Genova), che con il capogruppo Daniele Macorig presenterà un’interrogazione sul tema nella prossima seduta del consiglio comunale.
Il contributo Nel 2012 il Comune aveva ricevuto due contributi, 500 e 250 mila euro, da destinare a interventi per Polisportivo ed ex municipio in piazza della Repubblica. Nel 2013 la giunta decise, con l’avallo della Regione, di dirottare l’intero contributo sul Polisportivo non essendo i due finanziamenti separati sufficienti a completare nessuno dei due interventi.
Il progetto Il contributo ricevuto è immediatamente spendibile e i lavori già cantierabili in quanto l’opera non rientra nei vincoli del patto di stabilità. Nel 2013 era già stato anche approvato il progetto preliminare, che prevede lavori di ampliamento e recupero di parte della struttura, l’installazione del manto sintetico anche per i campi di allenamento e la costruzione di un pozzo per l’impianto di irrigazione, che a tutt’oggi non risulta sia stato adeguato.
Il Polisportivo «È un’area – spiega l’ex assessore allo sport Patrick Stacco, ora consigliere d’opposizione di Progetto Manzano – di forte interesse per tutta la comunità, non solo quella sportiva, che necessita che i lavori siano iniziati quanto prima. Infatti all’interno convivono varie realtà sportive (solo la Manzanese calcio conta oltre 300 ragazzi, ai quali si aggiungono gli atleti della RollerSkate), sociali (con la sede del gruppo Ana) e un parco pubblico. Indispensabile provvedere a suddividere gli spazi.
La finanziaria regionale «Il documento approvato in dicembre – spiega Macorig – fissa il termine di rendicontazione degli interventi finanziati con la legge di assestamento di bilancio 2012 (quella che ha anche destinato i due contributi al Comune) entro il 2015, a condizione che i lavori inizino non oltre il 31 marzo. Già nella seduta del consiglio comunale dello scorso novembre avevamo chiesto al sindaco Iacumin lo stato dei lavori. A oggi nulla sembra muoversi e quindi il rischio di perdere il contributo sembra essere molto concreto. Su questo chiederemo spiegazioni al sindaco e alla giunta nella prossima seduta consiliare». Silvia Riosa


domenica 18 gennaio 2015

Gli imprenditori bocciano il by-pass di San Giovanni

Rassegna Stampa - Gennaio 2015

cav. Rosario Genova

Consigliere Comunale
Gli imprenditori bocciano il by-pass di San Giovanni
 Giudicate inutili le infrastrutture viarie proposte dalla Regione per 32 milioni «Uno spreco di soldi e territorio». Sollecitato il rilancio delle aziende per il lavoro

SAN GIOVANNI AL NATISONE, 18 Gennaio 2015
   La scelta sulla realizzazione o meno del by-pass di San Giovanni è stata demandata dalla Regione alle amministrazioni comunali di San Giovanni al Natisone e Manzano. L’ipotizzata strada congiungerà il nuovo ponte sul Torre a Viscone con la rotonda “di Calligaris” lungo la strada regionale 56, realizzando un nuovo ponte sul Natisone a Bolzano. Un’opera da 32 milioni di euro che, qualora l’intervento non fosse realizzato, sarebbero parzialmente o totalmente dirottati su progetti proposti dalle due amministrazioni per il rilancio del territorio. Una strada lascia riversare sulla vecchia Palmarina tutto il traffico della zona industriale di Chiopris Viscone e di Medeuzza, mentre per il collegamento con l’area de La Brava è prevista una piccola bretella. Risulterebbe un’opera destinata a ridurre il tempo di percorrenza tra Viscone e Manzano di 30 secondi, senza portare benefici alle realtà di Villanova, Cascina Rinaldi, Dolegnano e Corno di Rosazzo. «Dobbiamo spendere 32 milioni per devastare il Natisone – ha commentato Franco Bulfoni, ex imprenditore, ormai in pensione nel corso dell’assemblea pubblica –? Credo di no. Allarghiamo la Palmarina con poca spesa. Nella zona de La Brava nessuno ha detto che è a favore. Si fa fatica a pagare le tasse e poi si sprecano i soldi». «Questo by-pass è un’opera inutile e non è da fare – dice Lucio Bergamasco, titolare della Comec di Cascina Rinaldi –. Mi sono confrontato anche con altri imprenditori della zona e la posizione dell’amministrazione di San Giovanni per il no è corretta. È uno spreco di territorio e soldi. Per il territorio serve il rilancio delle imprese per creare lavoro. Se queste infrastrutture non portano lavoro non si risolvono i problemi. C’è tanta disoccupazione e artigiani e piccole imprese a volte non hanno lavoro e non riescono nemmeno a chiudere l’attività perché devono prima saldare i debiti. Ci sono troppi capannoni vuoti, cosa ne facciamo? Ci sono aree industriali da bonificare e che vanno riqualificate per tornare a riempirli di lavoro e occupazione». «Le zone industriali non devono morire – commenta Massimiliano Zamò presidente del Gruppo giovani imprenditori di Udine –. Devono essere competitive e attrattive per tutti e devono avere, oltre alle strade, anche le infrastrutture tecnologiche. Va fatta un’azione sinergica con le amministrazioni del distretto. Al centro devono esserci il benessere delle aziende ed è necessario dare un piano industriale condiviso. Sono importanti le infrastrutture viarie, ma parliamo anche di banda larga, così come si deve ragionare in termini di fiscalità di vantaggio per attrarre nuovi investimenti anche per aziende di altri settori».
Gessica Mattalone

Viabilità e rifiuti le priorità segnalate da Case al Comune

Rassegna Stampa - Gennaio 2015

cav. Rosario Genova

Consigliere Comunale
Viabilità e rifiuti le priorità segnalate da Case al Comune

Manzano, 18 Gennaio 2015
  Incontro pubblico dell’amministrazione comunale con i cittadini della frazione di Case. È il secondo appuntamento che vede i consiglieri di maggioranza impegnati nel confronto diretto con gli abitanti, il primo si era svolto a Manzinello a novembre e si era discusso in particolare di viabilità e della riqualificazione di via dell’Albero. Quello di Case ha visto la partecipazione di un discreto numero di persone, che hanno anche posto diverse domande agli amministratori ai quali sono anche state segnalate alcune criticità già raccolte dal comitato Iniziative paesane nella precedente assemblea dei soci, illustrate dal presidente Mario Pretto. Diverse le segnalazioni e le richieste di interventi: dalla criticità del piccolo ponticello della pista ciclabile di via Abbazia al dibattito anche sui problemi di pulizia dei fossati e sulle strade che necessitano di manutenzione e asfaltature. Molto discusso il tema delle immondizie, con le più varie richieste di precisazione: dalle regole di conferimento al posizionamento dei cassonetti e pulizia dei contenitori, a richieste di maggiori contenitori per la raccolta del verde. «Un incontro utile e propositivo – spiega il sindaco Iacumin –, che persegue il proposito già espresso in campagna elettorale di avere con i cittadini un confronto diretto sui problemi delle diverse frazioni e borghi. Da lì anche la scelta di affidare al consigliere Francesco Beltrame la delega per i rapporti con le frazioni. Un modo più veloce ed efficiente anche per progettare e programmare gli interventi che da quelli più immediati risolvibili subito permette anche in un ottica più generale di analizzare e predisporre i lavori non singolarmente, ma in senso più ampio e completo per il futuro». Il prossimo appuntamento si terrà nelle prossime settimane nella frazione di San Nicolò.
Silvia Riosa

sabato 17 gennaio 2015

A Manzano ultimati i lavori per prevenire gli allagamenti

Rassegna Stampa - Gennaio 2015

cav. Rosario Genova

Consigliere Comunale
A Manzano ultimati i lavori per prevenire gli allagamenti
 Il Comune ha ripulito un migliaio fra tombini e caditoie Sollecitati alla prevenzione i proprietari di terreni agricoli

Manzano, 17 Gennaio 2015
   Manutenzione e pulizia di tombini e caditoie stradali che interessano centro e frazioni in prospettiva anti-allagamenti. Sono gli interventi messi in atto dal Comune per scongiurare gli effetti dannosi di eventi atmosferici intensi.
Intervento «Anche se per ora siamo rimasti indenni da alluvioni – spiega l'assessore ai lavori pubblici Angelica Citossi – non vogliamo sfidare la sorte e abbiamo investito 7 mila euro per ripulire un migliaio di tombini e caditoie per migliorare il deflusso delle acque. Non possiamo avere certezze, ma sappiamo d’aver operato in chiave preventiva e siamo così più tranquilli». Regolamento Su sollecitazione dell’assessorato all’ambiente, è intenzione del Comune far rispettare in modo più puntuale le norme del regolamento di polizia rurale soprattutto riguardo l’obbligo di manutenzione dei fossati da parte dei proprietari di terreni agricoli. «È necessario completare il piano di messa in sicurezza del territorio impegnando i proprietari di terreni agricoli a ripristinare fossati e canali di scolo, in molti casi trascurati se non addirittura soppressi».
Case Il tema (pulizia e regolamento) è stato oggetto di varie domande nell’incontro fra giunta e cittadini di Case, con segnalazioni di punti critici e necessità di interventi. Progetto «Per garantire l’efficacia dei lavori, un intervento come quello appena concluso deve rientrare in un’idea più ampia di tutela del territorio.
Progetto che prevede di rimodellare canali e fossati per garantire lo scarico delle acque meteoriche. In questo momento di crisi economica – conclude Citossi –, bisogna investire sulla prevenzione». Silvia Riosa

«Nessun alibi per non decidere sul by-pass»

Rassegna Stampa - Gennaio 2015

cav. Rosario Genova

Consigliere Comunale
«Nessun alibi per non decidere sul by-pass»
 Macorig polemico sull’incontro pubblico con i cittadini: non poteva dare una risposta

Manzano, 14 Gennaio 2015
  Dopo l’incontro pubblico con i cittadini, svoltosi nei giorni scorsi, per discutere sulla nuova viabilità e sul by-pass di San Giovanni al Natisone, che dovrebbe collegare il nuovo ponte sul Torre a Viscone con la rotonda “Calligaris” all’altezza della grande sedia di Manzano, non si fanno attendere le reazioni poichè dall’assemblea è emerso poco se non la possibilità che i fondi regionali e statli possano essere dirottati in altri progetti dedicati al territorio qualora la strada non fosse realizzata. Una progettazione - rientrante nel più ampio progetto Palmanova-Manzano di collegamento con il casello dell’autostrada A4 stoppato la scorsa estate dalla Regione - che, però, è il risultato di un lavoro e di accordi presi tra gli amministratori negli ultimi 10 anni ora messo in discussione e che vede “dimenticarsi” della riqualificazione dell’ex polveriera o del collegamento con la zona industriale di Medeuzza che, comunque, continuerà a riversare il traffico sulla vecchia viabilità. Perplessità in merito arrivano dal gruppo di opposizione “Ricostruiamo Manzano”, fortemente critico sull’incontro. «I confronti con i cittadini - sottolinea Macorig - sono sempre utili e doverosi quando questi sono rivendicati dai comitati popolari. In questo caso, l’iniziativa è stata organizzata da chi sei mesi fa ha ricevuto il mandato dai cittadini per decidere su iniziative discusse e approvate dalle varie amministrazioni del distretto - San Giovanni al Natisone compreso- che si sono succedute negli ultimi 10 anni». Pensare di ricevere una risposta da un incontro pubblico è utopistico - sostiene Macorig «anche perché tale platea seppur autorevole, non disponeva né di un’alternativa alla soluzione proposta, né rappresentava, comunque, la maggioranza della comunità di San Giovanni al Natisone». Il rischio è, quindi, che tale iniziativa diventi un pretesto o un alibi per non decidere e lasciare ad altri questo fondamentale compito. «Miope immaginare che persone e istituzioni distanti dal nostro territorio - come la Regione - possano interpretare e decidere meglio su investimenti indirizzati allo sviluppo strategico economico di un distretto come quello della sedia che molto ha dato al Friuli nel tempo in termini di ricchezza e occupazione». Silvia Riosa

mercoledì 14 gennaio 2015

«Nessun alibi per non decidere sul by-pass»

Rassegna Stampa - Gennaio 2015

cav. Rosario Genova

Consigliere Comunale
«Nessun alibi per non decidere sul by-pass»
 Macorig polemico sull’incontro pubblico con i cittadini: non poteva dare una risposta

Manzano, 14 Gennaio 2015
  Dopo l’incontro pubblico con i cittadini, svoltosi nei giorni scorsi, per discutere sulla nuova viabilità e sul by-pass di San Giovanni al Natisone, che dovrebbe collegare il nuovo ponte sul Torre a Viscone con la rotonda “Calligaris” all’altezza della grande sedia di Manzano, non si fanno attendere le reazioni poichè dall’assemblea è emerso poco se non la possibilità che i fondi regionali e statli possano essere dirottati in altri progetti dedicati al territorio qualora la strada non fosse realizzata. Una progettazione - rientrante nel più ampio progetto Palmanova-Manzano di collegamento con il casello dell’autostrada A4 stoppato la scorsa estate dalla Regione - che, però, è il risultato di un lavoro e di accordi presi tra gli amministratori negli ultimi 10 anni ora messo in discussione e che vede “dimenticarsi” della riqualificazione dell’ex polveriera o del collegamento con la zona industriale di Medeuzza che, comunque, continuerà a riversare il traffico sulla vecchia viabilità. Perplessità in merito arrivano dal gruppo di opposizione “Ricostruiamo Manzano”, fortemente critico sull’incontro. «I confronti con i cittadini - sottolinea Macorig - sono sempre utili e doverosi quando questi sono rivendicati dai comitati popolari. In questo caso, l’iniziativa è stata organizzata da chi sei mesi fa ha ricevuto il mandato dai cittadini per decidere su iniziative discusse e approvate dalle varie amministrazioni del distretto - San Giovanni al Natisone compreso- che si sono succedute negli ultimi 10 anni». Pensare di ricevere una risposta da un incontro pubblico è utopistico - sostiene Macorig «anche perché tale platea seppur autorevole, non disponeva né di un’alternativa alla soluzione proposta, né rappresentava, comunque, la maggioranza della comunità di San Giovanni al Natisone». Il rischio è, quindi, che tale iniziativa diventi un pretesto o un alibi per non decidere e lasciare ad altri questo fondamentale compito. «Miope immaginare che persone e istituzioni distanti dal nostro territorio - come la Regione - possano interpretare e decidere meglio su investimenti indirizzati allo sviluppo strategico economico di un distretto come quello della sedia che molto ha dato al Friuli nel tempo in termini di ricchezza e occupazione». Silvia Riosa

lunedì 5 gennaio 2015

Iva sul pellet dal 10 al 22% e le aziende insorgono

Rassegna Stampa - Gennaio 2015

cav. Rosario Genova

Consigliere Comunale
Iva sul pellet dal 10 al 22% e le aziende insorgono
 Tegola sulle imprese del legno del Manzanese che hanno riconvertito l’attività I produttori: il governo pensi alle ripercussioni sull’attività e sull’occupazione

Manzano, 1 Gennaio 2015
   In questi giorno il governo nazionale sta approvando una serie di provvedimenti che dal lavoro arriva alla tassazione, passando per una serie di sgravi e incentivi. In quest’ambito è anche previsto che l’aliquota Iva per il pellet dall’attuale 10% passi allo scaglione successivo, quindi al 22%. Un bel balzo in avanti, che accanto al consumatore finale, che ovviamente sarà colui che ne pagherà maggiormente le conseguenze, si abbatterà anche sulle aziende produttrici. A livello nazionale il Fvg è tra i maggiori produttori di pellet e di stufe e il distretto ne rappresenta una bella fetta. Già, perchè la filiera del legno non significa solo lavorazione del legno d’opera, ma anche, e sempre di più, energia, ovvero legno quale fonte di energia rinnovabile. L’aumento dell’Iva quindi deciso in questi giorni rappresenta una bella tegola per quelle imprese del distretto che, riconvertendo la propria produzione e puntando su questa nuova fonte di energia rinnovabile, avevano visto una nuova possibilità per superare la crisi. Del totale del fabbisogno energetico del nostro Paese, oltre il 40% dell’energia consumata è energia termica. Il pellet contribuisce in modo sostanziale al bilancio energetico nazionale, dando un essenziale contributo all’obiettivo che il Paese si è impegnato a conseguire in termini di sviluppo delle fonti di energia rinnovabili. Il distretto della sedia vede la maggiore concentrazione di produttori di pellet a livello nazionale. Nell’area geografica compresa tra Gorizia e Udine ci sono tanti produttori di pellet quanti ce ne sono nel resto delle regioni settentrionali del Paese. Se aggiungiamo alla produzione regionale quella del Veneto, possiamo affermare che la maggioranza di questo combustibiule in Italia è prodotto nel nordest. «In Fvg pellet non significa solo combustibile, ma produzione di caldaie e stufe di alta qualità e design apprezzato nel mondo – spiega Paolo Perini, portavoce nazionale del gruppo produttori e distributori pellet certificato EnPlus –. Il tutto di traduce in migliaia di posti di lavoro che ora, in una situazione economica già difficile, con l’aumento dell’Iva di ben 12 punti percentuali inevitabilmente avrà ripercussioni anche sulla produzione». Infatti, la maggior parte delle famiglie che ha scelto questa forma di riscaldamento lo ha fatto per la sua convenienza, che ora a conti fatti comincia a venire decisamente meno. «In Fvg si producono annualmente decine di migliaia di tonnellate di pellet e decine di migliaia di stufe e caldaie assicurando risparmio, benessere e occupazione a migliaia di famiglie della nostra regione», sottolinea Perini, che nella sua riflessione si sofferma sulla necessità da parte della politica di fermarsi a riflettere sulle ripercussioni che determinate scelte possono avere su interi territori, a partire da un distretto come quello della sedia che faticosamente sta cercando di superare una situazione di stallo, ma che comunque in molti casi ha avuto la forza di reagire. Silvia Riosa


Da sedia-arredo a energia-riscaldamento
Una riconversione che soprattutto nel distretto della sedia sta puntando a rivedere il ruolo del legno, considerato non soltanto come punto di partenza per la costrizione di sedie e di soluzioni per l’arredo, ma anche come fonte di energia e di riscaldamento. In Italia ci sono in funzione circa 2 milioni di stufe e di caldaie funzionanti a pellet che consumano annualmente circa 3 milioni e mezzo di tonnellate di tale prodotto. Oltre 42 mila le unità lavorative impiegate annualmente a livello nazionale, delle quali oltre 20 mila direttamente nella produzione e nella distribuzione del combustibile. Nel solo territorio della nostra regione sono concentrate le principali aziende produttrici di apparecchi domestici a pellet a livello nazionale, con un fatturato che supera i 150 milioni di euro, che viene raddoppiato se si considerano la produzione e la distribuzione del pellet che si inserisce in una filiera regionale del legno, già in sofferenza per la concorrenza dei paesi confinanti. Nell’ambito del Friuli Venezia Giulia, gli occupati nel settore e nell’indotto superano le 3.200 unità. Nel distretto del legno e della sedia colpito dalla crisi che vede percentuali allarmanti di disoccupazione – e che nel triangolo superano di gran lunga la media nazionale – diverse realtà hanno saputo riconvertirsi e oggi la filiera del pellet, che include anche i produttori di stufe, vede un numero di occupati a livello regionale di cui una buona parte nel distretto della sedia dell’area manzanese. (s.r.)

sabato 20 dicembre 2014

La Pro loco di Manzano ha finalmente il direttivo

Rassegna Stampa - Dicembre 2014

cav. Rosario Genova

Consigliere Comunale
La Pro loco di Manzano ha finalmente il direttivo
 Un’animata assemblea ha eletto il nuovo consiglio, composto da 15 elementi A giorni la scelta del presidente. Le perdite in bilancio superano i 28 mila euro
Manzano, 18 Dicembre 2014
  La Pro loco ha finalmente il direttivo. L’elezione è avvenuta l’altra sera durante un’assemblea partecipata e a tratti concitata, con qualche commento al veleno che soprattutto nelle retrovie ha animato la votazione che alla fine ha visto eletti 15 componenti del nuovo organismo.
La polemica Nonostante mesi di frecciate e contro la Pro loco la presidente uscente Evy Riva, nel sottolineare come ora si augura che i lavori del nuovo direttivo possano proseguire nella piena tranquillità necessaria per fare e programmare gli eventi del prossimo anno, non si è lasciata sfuggire l’occasione di polemizzare a sua volta sulle voci circa il nuovo presidente. «La carica non sarà decisa in piazza o in bar – ha detto – e le voci dette e scritte sono lesive della democrazia», ha dichiarato. Come da statuto, Il presidente sarà eletto a giorni alla prima riunione del direttivo dai suoi stessi componenti, non da tutti i soci o da esterni alla Pro loco.
La votazione In 15 e non in 11, come invece proposto in una prima votazione in assemblea, i componenti del direttivo che dopo la proposta di Daniele Macorig ha approvato l’aumento dei componenti. Un’ampia partecipazione e disponibilità che stride ampiamente con i soli cinque candidati dell’assemblea di luglio, che ben lontani dal numero minimo di nove avevano fatto rimandare le elezioni a tempi migliori e comunque dopo la Festa della sedia. Ora, invece, i volontari in lizza sono stati ben di più e da qui la scelta dell’assemblea - non senza qualche dissidente, che non ha mancato di far sentire la sua voce sia dentro che fuori assemblea – di aumentare il direttivo.
I componenti I 15 eletti sono Chiara Sfiligoi, Paolo Murello, Claudio De Biasio, Gastone Piasentin, Maicol Malesan, Gian Paolo Parmiani, Antonio Scarfò, Gabriella Grattoni, Ezio Cleri, Giusy Azzani, Claudio Corgnali, Samanta Schnaider, Adriano Venturini ed Evy Riva. I revisori: Angelo Valentinuzzi, Andrea Turrina, Gianni Causero.
Situazione economica In assemblea è stato anche fatto il punto sulle finanze dell’associazione, con situazione aggiornata al 31 ottobre, che comprende quindi anche i risultati economici della Festa della sedia. Il bilancio chiude con una perdita di 28.170,85 euro (i debiti comprese le posizioni aperte con i fornitori, le tasse e le ritenute ammontano a oltre 44 mila, mentre i crediti da incassare sono pari a circa 20 mila euro, cui si aggiungono oltre 3 mila di sopravvenienze passive). Della situazione coloro che si sono resi disponibili a entrare nel direttivo sono stati informati prima della sottoscrizione della candidatura.
Contributi Il maggiore sostentamento economico arriva dal Comune, che nel 2014 ha trasferito all’associazione circa 21 mila euro, cui si aggiungono la piena collaborazione e la disponibilità di servizi e logistica. Altro sponsor fondamentale per la Pro loco è la Bcc di Manzano, che da anni garantisce contributi all’attività. Silvia Riosa


il toto-presidente
Macorig: Piasentin è sostenuto da Iacumin
«L’assemblea della Pro loco ha confermato che il sindaco Iacumin anche dopo le elezioni di maggio rappresenta solo una minoranza degli elettori»: questo l’appunto di Daniele Macorig che nella veste di socio (rifondatore Pro loco ’99, come si è definito alla riunione) dell’associazione ha visto accolta dall’assemblea la sua proposta di emendamento – supportata da Lorenzo Alessio, con Macorig oggi in opposizione in consiglio – di riportare a 15 i membri del direttivo invece che 11, come da agenda condivisa da Iacumin. «Per il neocomponente Gastone Piasentin (nella foto), al quale va riconosciuto il fondamentale impegno durante l’ultima edizione della Festa della sedia e indicato come prossimo presidente con la benedizione del sindaco – incalza Macorig –, non cambierà la situazione, ma certo è importante considerare, per il prosieguo della Pro loco, il successo dei giovani, in particolare di Chiara Sfiligoi, che con 73 preferenze con Paolo Murello ha ottenuto il maggior numero di voti. Ora l’amministrazione ha il dovere di salvaguardare i nuovi eletti facendosi carico del disavanzo economico dell’associazione, che supera i 28 mila euro. Questo non appesantendo ulteriormente di responsabilità il direttivo neoeletto, evitando di dover ricorrere ad anticipazioni economiche magari da istituti bancari, che provocherebbero riduzioni drastiche dei contributi annuali consolidati negli anni, per rientrare dall’esposizione finanziaria». Impensabile per Macorig che un associazione di volontariato come la Pro loco, che beneficia di contributi pubblici e da banche per circa il 70% delle sue entrate, debba farsi carico del disavanzo degli anni precedenti. (s.r.

mercoledì 17 dicembre 2014

Genova sull’Imu agricola: «È una tassazione iniqua»

Rassegna Stampa - Dicembre 2014

cav. Rosario Genova

Consigliere Comunale
Genova sull’Imu agricola:
«È una tassazione iniqua»
Manzano, 17 Dicembre 2014
«Niente rinvio per l’Imu agricola, la nuova tassa sui terreni agricoli andava pagata entro ieri. Tassazione iniqua, discutibile in quanto non prevista dalle manovre finanziarie»:lo dice il consigliere d’opposizione Rosario Genova, che tra gli aspetti critici individua pure la decisione di determinare i terreni oggetto di nuova tassazione solo in base all’altitudine. «Ciò determina una disparità di trattamento tra territori omogenei. In vista dell’allungamento dei termini per versare l’Imu sui terreni agricoli – è l’appello diGenova –, consiglio a tutti verificare al Catasto terreni la situazione: potrebbe essere sfuggito che in questi ultimi decenni i tanti vigneti espiantati e diventati seminativi nel Manzanese sono rimasti catastalmente con l’originaria coltura, magari con rendite elevate che, se non rettificata, sviluppano un’Imu quasi raddoppiata. E visto che gli uffici comunali ritardano a pubblicare un’altra comunicazione importante per i cittadini, la domanda è per i Comuni che come Manzano hanno deliberato l’esenzione dei terreni: che aliquota Imu va applicata?». (s.r.)
 
 

Fuga da Exe: esce anche Manzano

Rassegna Stampa - Dicembre 2014

cav. Rosario Genova

Consigliere Comunale
Fuga da Exe: esce anche Manzano
Il bilancio è in attivo ma dopo Legambiente, Comunità della Carnia, Lignano e Net, continuano gli addii
 
Manzano, 17 Dicembre 2014
È cominciata la fuga da Exe. È ormai soltanto una questione di tempo perché il parterre dei soci della spa a capitale interamente pubblico si riduca alla sola Provincia. Questo nonostante il bilancio al terzo trimestre 2014 sia ritornato in territorio positivo (129 mila euro) grazie all’impegno nel sito sardo della discarica di Bolotana. Oggi il consiglio provinciale è chiamato a discutere le modifiche allo statuto e venerdì è tempo di assemblea per la società attiva nella gestione dei rifiuti, assemblea chiamata ad approvare la riduzione del capitale sociale dopo le ingenti perdite di questi anni. I primi ad andarsene, sono stati i volontari di Legambiente. Quello 0,06 per cento delle quote è stato immediatamente riassorbito da Exe, senza troppi sforzi. Ma ora, considerato che la Provincia detiene circa il 56 per cento delle azioni, viene meno una fetta importante. La Comunità montana della Carnia lascia sul tavolo il 2,6 per cento, il Comune di Lignano il 23. Net (con il 18 per cento), ha già portato a zero la partecipazione in Exe nel proprio bilancio. E ora, dopo che il consiglio comunale aveva deliberato la dismissione delle quote nel 2010, è il turno del Comune di Manzano (meno dell’uno per cento). «Abbiamo già formalizzato la delibera e mandato anche una lettere a Exe per informarli della decisione – spiega il primo cittadino, Mauro Iacumin –. Stiamo predisponendo il bando di vendita delle quote proprio in questi giorni e potrebbe essere pubblicato a breve. Anche perché per il mio Comune Exe non svolge alcun servizio». Exe si trova anche a dovere fare i conti con una causa da 1,3 milioni che la vede contrapposta al Consorzio Udine Ambiente. Causa che è già costata alla spa 72.250 euro, oltre al congelamento delle azioni di Mtf (partecipata a sua volta di Exe). Exe a fine settembre aveva un organico di nove persone, di cui otto con contratto a tempo indeterminato e una unità con contratto a tempo determinato, assunta a tempo determinato fino al marzo 2015 in qualità di operaio nella discarica di Bolotana con un compenso mensile lordo di 1.900 euro. Nel corso del terzo trimestre 2014 la società ha fatto ricorso alla cassa integrazione per un complessivo di 307 ore, di cui 179 per gli operai, 83 per gli impiegati e 45 per i quadri. Analizzando la sola voce relativa a salari e stipendi per il personale nella situazione contabile al 30 settembre, gli stipendi per gli impiegati ammontano a 212 mila euro, 130 mila per i dirigenti e poco meno di 26 mila per gli operai. L’asso nella manica di Exe è la discarica di Bolotana. Ne è convinto anche il collegio sindacale (Giovanni Cucci, Stefano Chiarandini e Andrea Stedile).«Exe nel periodo di riferimento chiuso il 30 settembre ha realizzato in Sardegna un valore della produzione di 1,5 milioni di cui 1,2 derivanti da ricavi delle vendite di prestazioni», scrive il collegio. Più di qualcuno però solleva dubbi sull’opportunità per una partecipata dalla Provincia di Udine di offrire servizi in Sardegna. Ma all’attivo di 129 mila euro concorrono anche gli utili di Mtf, i cui dividendi hanno fruttato 287 mila euro. Michela Zanutto

«Meno tasse? Il merito non è certo di Iacumin»

Rassegna Stampa - Dicembre 2014

cav. Rosario Genova

Consigliere Comunale
«Meno tasse? Il merito non è certo di Iacumin»
Alessio (Progetto): non accetto lezioni dal sindaco su temi come la Tasi e l’addizionale Irpef
 
Manzano, 17 Dicembre 2014
«La minor tassazione applicata nel comune rispetto alle realtà vicine non è certamente un risultato ottenuto da questa amministrazione»: è la posizione del gruppo di opposizione Progetto Manzano, che più volte, come anche nel corso dell’ultima seduta di consiglio comunale, ha puntato il dito contro l’amministrazione guidata dal sindaco Mauro Iacumin, “rea” di aver introdotto la Tasi che, secondo Progetto, poteva essere evitata. «Progetto Manzano – evidenzia il capogruppo Lorenzo Alessio – non accetta lezioni dal sindaco riguardo l’imposizione delle tasse locali. La non applicazione dell’addizionale Irpef comunale è stata una precisa scelta della passata maggioranza e certamente non di questa». I numeri, a detta di Alessio, daranno ragione alla linea di Progetto Manzano, gruppo che è sempre stato «contrario all’imposizione di nuovi balzelli tributari, specialmente in questo particolare momento. Voglio ricordare a Iacumin che le uniche due imposte sulle quali l’amministrazione aveva la possibilità di scegliere circa l’applicazione erano addizionale Irpef e Tasi. Ebbene, l’amministrazione precedente ha saputo far tornare i conti ottimizzando le risorse a disposizione senza mettere mano nelle tasche dei manzanesi, non applicando, appunto, l’addizionale Irpef. Di altro avviso, invece, si è dimostrata questa maggioranza, che pur avendo a disposizione risorse sufficienti ha voluto chiedere ai manzanesi altri 265 mila euro». «E’ fuori strada il primo cittadino quando afferma che tra il 2010 e il 2013 per il Comune di Manzano la tassazione è aumentata del 67% – è la chiosa –. Questa percentuale in aumento è da attribuirsi ai soli tributi imposti dal governo nazionale, in quanto chi ha amministrato precedentemente ha applicato solo ed esclusivamente le aliquote minime. Basta polemiche sterili, confrontiamoci su temi che tengono sotto scacco il nostro territorio come l’Imu sui capannoni, che per 1.500.000 euro prende la strada per Roma». (s.r.)

venerdì 12 dicembre 2014

Superstrada, il M5S all’attacco «Revocare delega ad Autovie»

Rassegna Stampa - Dicembre 2014

cav. Rosario Genova

Consigliere Comunale
Superstrada, il M5S all’attacco
«Revocare delega ad Autovie»

Manzano, 12 Dicembre 2014
  «Altro che revoca: la giunta Serracchiani conferma lo stanziamento di 89 milioni di euro per portare avanti il progetto». Con queste parole il portavoce del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale, Cristian Sergo, contesta duramente quello che egli definisce «l’ennesimo dietrofront della giunta» sulla Palmanova-Manzano. E annuncia che dal suo gruppo verrà chiesta durante il prossimo Consiglio regionale la revoca della delega amministrativa ad Autovie Venete. Spiega Sergo: «L’assessore Santoro, la scorsa settimana, intervenendo in Commissione, ha spiegato che verranno realizzate tre opere tra quelle previste nel progetto originario. Già questa primavera abbiamo sottolineato come, di fatto, tutto resti immutato sull’opera. Probabilmente si è cambiata qualche pagina del progetto, si procederà per stralci e “step” successivi, ma ciò che conta è che si vogliono spendere tutti gli 89 milioni già stanziati dalla giunta Tondo e non solo i 65 di fonte ministeriale ottenuti già nel lontano 2007». «La notizia – prosegue Sergo - ha colto di sorpresa anche l’assessore Bolzonello che, come noi, era convinto che l’assessore Santoro utilizzasse quei fondi per altre opere o infrastrutture...». Insomma, secondo Sergo, che utilizza un gioco di parole per dire che nulla è cambiato, non si parla più della “Palmanova-Manzano”, ma della “Palma” (ovvero il raccordo tra il casello dell’A4 e la sede della Protezione civile), “Nova” (il nuovo ponte di Chiopris Viscone), “Manzano” (la variante a San Giovanni con relativo nuovo ponte sul Natisone). Sergo non entra nel merito di questi interventi sui quali comunque nutre delle perplessità, ma critica innanzitutto il fatto che essi possano comportare la spesa dell’intera cifra stanziata inizialmente per la strada. E critica il fatto che quest’operazione venga fatta passare per un’azione che porti a una riduzione del consumo del suolo. «Dopo aver passato una campagna elettorale promettendo che le risorse risparmiate sarebbero state destinate alle imprese del distretto manzanese, che sono sì in difficoltà ma che si stanno rimboccando le maniche per rilanciare se stesse e il territorio, la maggioranza – prosegue Sergo - compie l’ennesimo dietrofront in tema d’infrastrutture e continua a perseguire la solita logica dell’asfalto/appalto già praticata a Dignano». Il M5S annuncia pertanto che chiederà ufficialmente la revoca ad Autovie Venete. (m.d.m.)

giovedì 11 dicembre 2014

«Ci voleva la Palmanova-Manzano»

Rassegna Stampa - Dicembre 2014

cav. Rosario Genova

Consigliere Comunale
«Ci voleva la Palmanova-Manzano»
 Moschioni: sbagliato lo stop alla strada, serviva anche a turismo e vitivinicoltura. Iacumin: i nostri sono prodotti di qualità

Manzano, 11 Dicembre 2014
   Tante i problemi del Distretto delle sedia, ma tante anche le prospettive di crescita.
La “capitale” In più occasioni Manzano è stata bersagliata come simbolo in declino, con fabbriche chiuse, capannoni vuoti e disoccupazione in crescita. A farsi un giro nella zona industriale, sono diversi i capannoni vuoti. E se da un lato la poca domanda li lascia sfitti, il sindaco Mauro Iacumin rileva che «molti dei capannoni oggi vuoti non sono appetibili a nuovi acquirenti perché non offrono le caratteristiche strutturali necessarie». Altezze non sufficienti, cambio delle normativa sono alcuni degli elementi per cui il cartello affittasi resti appeso sui cancelli. Molti di essi possono essere usati come magazzino, ma l’idea dello stoccaggio di grandi quantità è ormai superata. La maggioranza delle aziende del distretto rimaste in piedi dopo la crisi aveva già una rete di vendita all’estero riuscendo a potenziarla. «Come è stato detto, il nome Manzano è ancora al top e si traduce nel mercato mondiale in prodotti di alta qualità che rappresentano la storia e la qualità di un prodotto che c’è solo qui». In tutto questo c’è spazio anche per le piccole realtà della subfornitura che, abbandonata al logica della guerra con il vicino di casa creando un mercato del terzismo può rappresentare un valore aggiunto per l’area.
Corno di Rosazzo Per il sindaco Daniele Moschioni il giudizio sul distretto troppe volte negativo non rispecchia una realtà dove tante aziende stanno lavorando bene e con impegno. Aziende del legno, ma non solo che però forse meritano maggiore attenzione da una Regione che pare avere dimenticato che per anni il Manzanese è stato il motore dell’economia regionale. Il riferimento diretto è allo stop alla Palmanova-Manzano «dopo che sono stati investiti centinaia di migliaia di euro in un progetto pronto per essere realizzato. Il distretto non è solo legno, non è solo fabbriche di sedie, la nostra è anche una grande zona di produzioni vitivinicole nonché turistica e quella viabilità, che avrebbe tra le altre cose collegato due grandi città patrimonio dell’Unesco come Aquileia e Cividale, sarebbe andata a beneficio di un sistema economico che va oltre il legno».
Altri Comuni Buttrio e Premariacco hanno anch’essi pagato pesantemente la crisi, anche se nel primo caso la risposta c’è stata con un comparto sedia e arredo che ha comunque tenuto bene davanti alla crisi forte di una volontà industriale che già guardava all’estero. Premariacco ha pagato la caduta di grandi aziende, che in lento ma costante declino non hanno saputo cambiare prospettiva e modalità di produzione. In entrambi i territori diverse le realtà che hanno risposto con energia e oggi continuano a lavorare con successo. Silvia Riosa

asdi
Basso: basta campanilismi, serve sinergia
«Per raccogliere bisogna seminare»: una frase fatta, ma che di certo cade a pennello se si guarda alla situazione del Distretto della sedia, di certo complicata, ma non proprio catastrofica. Sul Distretto della sedia e sulla sua situazione economica Loris Basso, vicepresidente di Asdi sedia, ma anche per due mandati sindaco di Corno di Rosazzo, afferma che la politica forse ci ha messo del suo. «Negli anni inevitabilmente sono diminuiti i contributi regionali alle aziende del luogo, che però distribuiti attraverso bandi pubblici hanno finito per tagliare fuori alcune realtà. Il progetto di sostegno alla zona era condiviso, ma la sua attuazione, così come è stata effettuata, non è risultata efficacie». A questo si aggiunge un maggiore ascolto, forse sottovalutato, di coloro che vivendo il territorio meglio di altri possono vedere i punti di forza sui quali puntare. Ovvio, come detto da più parti, che non è più il tempo di stare seduti ad aspettare le telefonate degli acquirenti, che se negli anni Novanta arrivavano numerose, adesso, invece, devono al contrario essere cercati e contattati. «Naturalmente – spiega ancora Basso –, da soli si va poco lontano e, abbandonati i campanilismi, insensati pensando al mercato mondiale, bisogna fare squadra e proporsi con forza sinergica sui mercati esteri. Una cosa, questa, che i Comuni del Distretto della sedia, con i propri rappresentati, sono già abituati a fare da lungo tempo e, anche attraverso Asdi sedia, la tendenza sta dando risultati». (s.r.) 


mercoledì 10 dicembre 2014

Ecco quel che resta della Grande sedia

Rassegna Stampa - Dicembre 2014

cav. Rosario Genova

Consigliere Comunale
Ecco quel che resta della Grande sedia
 In quindici anni le aziende sono passate da 1.110 a 600. Dimezzati gli addetti Si è salvato chi aveva partner commerciali esteri. Il sindacato: fare sistema
Manzano, 10 Dicembre 2014
 Capannoni chiusi, abbandonati. Inghiottiti dalla ruggine. Una ventina di anni fa pullulavano di operai, tecnici e artigiani del legno. Si fabbricavano sedie, un marchio di cui il Friuli andava fiero. In Italia e nel resto del mondo. Oggi quel territorio compreso fra San Giovanni al Natisone, Manzano e Corno di Rosazzo non riesce a rimarginare le ferite provocate dalla crisi. Il triangolo della sedia, così come era conosciuto, non ha più un vertice, nè lati robusti su cui far correre l’economia di una regione. E poco importa se è noto a livello internazionale come il distretto della sedia, con l’aggiunta di altri comuni quali Buttrio, Aiello, Pavia di Udine, Chiopris Viscone, San Vito al Torre, Moimacco e Trivignano Udinese. L’età dell’oro è finita per molti di quegli imprenditori che sulla sedia avevano creato una fortuna. Le cifre sono impietose. Dalla fine degli anni Novanta a oggi delle iniziali 1.110 aziende ne sono rimaste 600. Allora vi erano impiegati 11 mila addetti che al giorno d’oggi sono diventati 5 mila. Una perdita secca del 50 per cento nell’arco di tre lustri. Una botta tremenda per il settore. Un ko dal quale è difficile riprendersi. «Tutto è cominciato negli anni Novanta - spiega Emiliano Giareghi, della Cgil provinciale - quando si cominciarono ad avvertire i primi segnali che anticipavano la tempesta. Fino a quel momento gran parte del successo delle imprese del distretto era legato alla svalutazione della lira. Facendo leva su una marcata vocazione all’export, le aziende potevano sfruttare la leva monetaria per imporre i propri prodotti all’estero. Con l’avvento dell’euro - aggiunge Giareghi - le cose si sono fatte più difficili». Ma a trascinare il settore nel “buco nero” della crisi è stato il tracollo dei mercati finanziari nel 2008. Da allora la caduta è stata inesorabile. E i segni sono visibili, oggi, a occhio nudo. I capannoni chiusi assomigliano a rovine abbandonate. Una consistente fetta di quel triangolo un tempo ricco e fiorente si è trasformata in un enorme reperto “archeologico”. «È uno spettacolo desolante. Il territorio, e mi riferisco agli anni Sessanta e Settanta, si era sviluppato - sottolinea l’esponente sindacale - seguendo uno schema pressochè identico. Chi voleva investire nella sedia, costruiva l’azienda a pochi passi da casa. E questo ha fatto la fortuna anche di chi gravitava attorno: bar, ristoranti, tabacchini». Ma qualcuno è riuscito a schivare lo spettro della chiusura. Chi ha puntato sull’innovazione, ma soprattutto chi aveva i partner commerciali fuori dai confini nazionali. Quelli che vendevano quasi esclusivamente in Italia hanno sofferto tantissimo. E molti si sono arresi. Oggi pensare di rinverdire i fasti del passato è impossibile. «Le piccole imprese, quelle con dieci dipendenti tanto per farci capire, hanno difficoltà a imporsi e a vendere. Chi si è consorziato - precisa Giareghi - si è salvato, chi ha continuato a correre da solo è piombato nel dramma. Ecco, credo che l’unica ricetta per una ditta del settore sia quella di fare sistema. Ma non basta: il distretto della sedia è la cartina di tornasole della situazione in cui versa l’economia italiana. E allora ci vorrebbero meno burocrazia per avviare un’attività imprenditoriale, politiche che rendano attrattivo il territorio, la riduzione del costo del lavoro, l’abbattimento dei costi legati all’energia. Se piccole realtà produttive - secondo il rappresentante della Cgil - riuscissero a collaborare fra loro evitando di farsi la guerra, qualcosa potrebbe migliorare. Ma troppo spesso vige la regola del “mors tua, vita mea”». Tra immaginare soluzioni e metterle in pratica, però, troppo spesso i tempi sono biblici. E così si può anche assistere all’arrivo di imprenditori stranieri che acquistano i capannoni che i friulani sono stati costretti a chiudere. Dapprima francesi e tedeschi, poi spagnoli e oggi cinesi. «Ma il più delle volte - puntualizza Giareghi - si tratta di compratori interessati ad acquisire il portafogli clienti o ad avviare la produzione per l’azienda madre di cui sono propietari in patria». Ma allora, tirando le somme, costruire sedie non conviene più? Il distretto è condannato a una lenta agonia? «Come dicevo prima - afferma il sindacalista - c’è chi è riuscito a evitare gli effetti nefasti della crisi. Le sedie serviranno sempre. Ma stiamo vivendo una fase in cui si registra un drammatico crollo del potere d’acquisto. Una bella sedia, che magari costa 80 euro, viene lasciata lì e le viene preferita una più “ordinaria”, ma per la quale si possono sborsare 20 euro. E magari si scopre che non è stata costruita in Italia. Per cambiare le cose servirebbe una scossa, ma qui parliamo di scelte politiche a livello nazionale. Che, per il momento, non si vedono». Insomma, quello che il Friuli ha perso non ritornerà. Punto e a capo. l’analisi Il presidente dell’Asdi: mercato cambiato, ma il distretto è più vivo che mai «Il distretto della sedia è più vivo che mai. È cambiato il modo di produrre e di vendere che si è adeguato alle richieste del mercato che non sono più quelle di venti anni fa». Questo il punto fermo del direttore dell'Asdi, Carlo Piemonte, che del distretto della sedia vede le grandi potenzialità espresse e ancora da esprimere. Una volta il triangolo era il “luogo” dove dall'estero e dall'Italia i compratori arrivavano per acquistare. «Ora la strategia è cambiata, non c'è più chi viene a comprare, ma sono le aziende che vanno nei grandi mercati a vendere. Le nostre realtà più che “in casa” sono conosciute nel mondo per il design e la qualità che da nessun’altra parte è così di alto livello. Una prospettiva che mette in luce quanto le aziende, piccole o grandi che siano, puntando su tecnologia e professionalità possono raggiungere grandi numeri e fatturati. «Quando vedi che, come per esempio nella settimana del design a Londra, in settembre, architetti da tutto il mondo fanno la fila negli stand delle nostre aziende per vedere e ammirare cosa viene proposto, è evidente che il distretto è tutto tranne che morto». In tutto questo, ruolo fondamentale lo hanno anche le nuove generazioni su cui si deve puntare a partire dalla scuola. «Troppo spesso il giudizio negativo sul territorio della sedia fa si - si affretta a sottolineare Piemonte - che i giovani si avvicinino con maggior difficoltà a una realtà, invece, sempre in cerca di tecnici specializzati o di commerciali». In un territorio in cui la prima voce è il manifatturiero, paradossalmente ci sono più tecnici informatici e creatori di applicazioni per il web che specializzati nel settore della produzione del legno. Ma i numeri raccontano altro. Con alcune aziende che, puntando in special modo sulla professionalità, sulla conoscenza e sulla scoperta di altri mercati non solo non hanno chiuso ma, in qualche caso, addirittura aumentato il fatturato dal 20 al 30% e con esso aumentato anche i posti di lavoro. (s.r.)

L’export vale oltre mezzo miliardo di euro
Ci sono imprese che vendono in Arabia, Russia e Usa. Cambiata la produzione: si punta sull’arredo

MANZANO Il volto del distretto della sedia è profondamente cambiato negli ultimi dieci anni. I dati parlano di un 30-35% di aziende che hanno chiuso. Ma dietro le cifre, a volte sterili (e che se analizzati più a fondo fanno emergere che a chiudere sono state le piccole realtà e le aziende di subfornitura), si nasconde un distretto che vale oltre mezzo miliardo di euro di export, cioè circa il 75% della produzione totale. Percentuale che, in qualche caso, per alcune aziende arriva anche a quasi il 100%. Ma a sopravvivere alla crisi che, inutile nasconderlo, ha picchiato duro, non sono state soltanto le grandi realtà, più forti economicamente e che, quindi, meglio hanno risposto al crollo mondiale dei mercati. Tante anche le piccole che hanno saputo puntare sull’innovazione del prodotto e sulla qualità. Ormai, infatti, non è più il tempo delle grandi produzioni in catena di montaggio che sfornavano milioni di “marocche” tutti uguali. Quelle, ormai, sono state delocalizzate all’estero, nei Paesi asiatici e nell’Est Europa. Qui è rimasto il design, che non più sulla quantità, ha puntato sui mercati di “nicchia” dove la parola d’ordine è qualità di alto livello. Che è fatta di idee, ma anche di certificazioni green, di innovazione e tecnologia e di quel pizzico di italianità e buon gusto che all’estero possono solo tentare di copiare, ma difficilmente eguagliare. Sono cambiati il target e il livello del cliente finale e, di conseguenza, anche il modo di fare impresa e chi nel distretto ha capito in tempo che i clienti non arrivano più in azienda, ma bisognava andarseli a cercare nei mercati di tutto il mondo - dall'Arabia Saudida alla Russia e agli Stati Uniti - ora è più forte di quanto non fosse negli anni d’oro. E con l’internalizzazione per le imprese è arrivato anche il cambio di immagine. Già, perché se prima i produttori non comparivano ora hanno creato una propria identità: il loro “brand” (il marchio) è conosciuto nel mondo e in molti casi è sinonimo indiscusso di qualità. Accanto a questo c’è stata anche un’evoluzione nella produzione con il passaggio dalla storica produzione di sedie e di complementi (come, per esempio, appendiabiti e porta oggetti) ad un recente approccio al mondo dell’imbottito sempre nell’ambito delle sedute, quindi con poltrone e poltroncine. Sino ad esempi di aziende che hanno ampliato la visione ed ora puntano sull’arredo a 360 gradi. In tutto questo le piccole realtà, che sui mercati mondiali forse avrebbero da sole qualche difficoltà a farsi largo tra i colossi, si sono ritagliati lo spazio nella catena di montaggio come fornitori di parti di quello che diventerà il prodotto finale di alto livello.

Ma molti operai sono rimasti senza lavoro e senza una specializzazione: non hanno potuto ricollocarsi
In questo panorama c’è inevitabilmente una parte debole che paga con la disoccupazione la bassa professionalità. Sono tutti quegli operai che, nel momento della crisi, rimasti senza lavoro e senza una specializzazione precisa - che fino a quel momento non era indispensabile - non hanno potuto ricollocarsi e che ora si ritrovano in un vicolo cieco tra il non avere le competenze e le conoscenze che il mercato del lavoro richiede e non avere più l’età per rimettersi a studiare. Un problema che si abbatte non solo in questa parte della regione, dove comunque si registra una diminuzione della cassa integrazione, ma che sfiora punte del 10% di disoccupazione a fronte di una media nazionale del 12,6% e che nel Nordest scende all’8,4%. Davanti a tutto questo, però, c’è anche un dato in controtendenza che apre qualche spiraglio. Nelle aziende del distretto che in questi anni hanno puntato sull’innovazione e sulla tecnologia, i primi risultati incoraggianti e positivi stanno tutti nel più 2,2% di fatturato e in un aumento di otto unità nell’occupazione. Silvia Riosa 


Eppure il made in Manzano all’estero è ancora il top
Il caso della Potocco spa: quasi cento anni di storia e il 90 per cento di export «Prodotto unico, servizi al cliente, innovazione: così la crisi si può superare»


MANZANO Decine di capannoni chiusi, aziende costrette ad alzare bandiera bianca. La Grande Sedia sembra il puff di Fracchia, vacilla, non dà solidità? È vero. La situazione è difficile, i posti di lavoro persi sono scritti ormai nelle statistiche. Ma meglio delle statistiche fa quel panorama desolante attraversando il Distretto. Qui non si scoperchiano ancora i capannoni chiusi per non pagare l’Imu come fanno in diverse parti d’Italia (Veneto compreso), almeno non lo si fa ancora. Ma la geografia del Distretto della sedia nel quadrilatero Manzano, San Giovanni, Corno di Rosazzo e Premariacco è cambiata. Eppure la Grande Sedia, non è morta. Lo dimostrano alcune aziende che ce l’hanno fatta a sopravvivere e ricollocarsi. Ce lo dice il mercato. Il più ambito, quello americano. Negli Usa il made in Italy e soprattutto il Made in Manzano, se si parla di sedie e di legno, è ancora il punto di riferimento. E da oltre oceano (e da Oriente) arriva un’altra bella notizia. La situazione economica sta cambiando. In meglio. Il nostro osservatorio privilegiato è la Potocco spa di Manzano, 90 dipendenti, una di quelle aziende storiche del Distretto che sono sopravvissute allo tsunami. Come? Ce lo racconta l’amministratore unico Antonino Potocco e la manager Silvia Di Palma, che da anni segue il mercato americano. Lei quei clienti di grandi negozi da una costa all’altra li conosce alla perfezione. Sa cosa pensano di noi. E per loro quella Grande Sedia, se fatta con stile, innovazione, passione, amore non è affatto un puff di Fracchia.
Il segreto per sopravvivere nel Distretto è sempre la qualità? «Sì ma non basta. Oggi è fondamentale anticipare le richieste del mercato, proporre un prodotto unico e con caratteristiche speciali. Serve il servizio al cliente».
Come viene vista la Grande Sedia all’estero? «Il made in Italy, quello vero che noi rappresentiamo è ancora un valore molto importante, soprattutto nel settore del lusso. Come ci è stato confermato anche la settimana scorsa a New York, nel mercato americano vi è una netta preferenza per i prodotti di provenienza italiana piuttosto che per quelli prodotti in altre aree del pianeta. Il tocco artigiano e l’esperienza, così come la storia delle aziende familiari così diffuse nel settore dell’arredamento in Italia e soprattutto nel nostro distretto, sono sicuramente degli elementi molto apprezzati. Chi si rivolge alla clientela d’élite, offrendo un prodotto esclusivo per unicità e qualità di esecuzione, vede ancora nel vero made in Italy un elemento chiave, in grado di marcare una netta differenza con gli altri presenti sul mercato».
Un esempio? «Recentemente abbiamo avuto in visita da noi un gruppo consistente di negozianti statunitensi che sono rimasti estremamente entusiasti nel vedere come si lavora qui. In particolar modo, li ha colpiti la costante presenza dell’uomo, in ogni fase del processo produttivo. Quindi un prodotto industriale, ma costruito con le mani e controllato dagli occhi di veri artigiani. E hanno amato profondamente la bellezza della nostra terra e delle nostre città (Udine e Cividale), la bontà del cibo e del vino, l’ospitalità dei friulani».
Insomma il Distretto piace ancora... «Credo che la differenza la faccia l’altissima specializzazione, unita alla storia (che si traduce in esperienza) e al preziosissimo know how della manodopera di cui fortunatamente possiamo avvalerci».
Ma cosa significa proporre un prodotto made in Friuli durante la crisi? «Il made in Italy all’estero aiuta ancora ad aprire le porte. In un mercato invaso da migliaia di prodotti di qualsiasi tipo, qualità e provenienza, la sedia Made in Friuli gode ancora di un valore intrinseco percepito molto alto. E noi, alla Potocco, ci impegnamo quotidianamente affinché questa percezione rimanga inalterata e, anzi, aumenti ulteriormente. Sappiamo infatti che ciò che siamo in grado di offrire noi è di difficile raggiungimento nelle altre realtà industriali mondiali».
Che cosa cerca il mercato americano in una sedia? «Il mercato Usa, dopo anni di consumo di un prodotto di massa, cerca unicità, originalità e il massimo della personalizzazione. Caratteristiche che per noi sono irrinunciabili».
Si intravedono dai vostri viaggi in America segni di ripresa economica? «Sì, specialmente negli Usa. Ma buone notizie arrivano anche dall’Oriente, in cui ci sono i mercati storici e anche quelli emergenti che possono dare belle soddisfazioni. Là vive la stragrande maggioranza della popolazione mondiale. Purtroppo è la “nostra” Europa che soffre e sulla quale è difficile pianificare le nostre politiche per il medio-lungo termine».
Quanto rappresenta l’export nel vostro fatturato? «La Potocco, prossima a festeggiare i 100 anni della sua storia, oggi ha 90 dipendenti. L’export rappresenta da sempre una parte considerevole del fatturato aziendale, circa il 90%. Al momento i mercati principali sono Usa, Russia ed ex-blocco Sovietico, alcuni Paesi dell’Asia e del Medio Oriente».
Qual è il vostro prodotto di punta? «Ci siamo allontanati dalla concezione di “azienda di sedie” pura e semplice. Oggi offriamo una visione completa dell’area living, con collezioni complete di tavoli, mobili e complementi. Oltre a ciò, punta di diamante della nostra realtà, la possibilità di realizzare il custom made, quindi il prodotto personalizzato completamente sulla base delle esigenze e dei gusti del clienti. Non è facile quindi individuare un prodotto di punta, un best seller, quanto piuttosto un’area di gusto che la fa da padrona: il lusso».
Che consigli vi sentite di dare alle altre aziende del Distretto? «Quello che sicuramente contraddistingue le aziende della nostra zona sono l’altissima specializzazione e la storia. Il nostro consiglio è sicuramente quello di rimanere fedeli alla tradizione e di non lasciarsi tentare da soluzioni apparentemente vantaggiose, ma che allontanino la produzione dal distretto. E cercare di rimanere sempre all’avanguardia nel design, nelle tecnologie e nella qualità del servizio». Chi l’ha fatto sopravvive e tiene ancora alta la bandiera della Grande Sedia. Che sventola ancora nel mondo, nonostante lo tsunami.